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Si è tenuta venerdì sera 22 maggio 2026, al Cinema Astra di Modena, la prima del movie “De Tomaso Enigma”.

Tra le tante iniziative in atto da parte del Cinematic Motor Fest, dopo la proiezione del documentario-film sulla Bugatti di Campogalliano, sempre al Cinema Astra un mese prima (vedi – link), finalmente anche un docu-film sul controverso ma sempre affascinante ex pilota argentino Alejandro de Tomaso, divenuto modenese di fatto, ma come amava ricordare lui stesso, non italiano, ma proprio solo “modenese”.

In effetti, come ha spiegato il figlio Santiago De Tomaso, presente alla serata e soprattutto con varie testimonianze in pellicola, la famiglia De Tomaso, aveva lontane origini italiane (Potenza) e spagnole.
Alejandro De Tomaso era nato in Argentina ed aveva iniziato giovanissimo la sua attività di pilota di auto da corsa in Argentina. Ben presto si trasferì a Modena dove, dopo il divorzio dalla prima moglie, conobbe Elizabeth Haskell, giovane americana di buona famiglia, anch’essa pilotessa di auto da corsa. I due si unirono in matrimonio ed Elizabeth fu al suo fianco, sino all’ultimo giorno della sua vita.

Nel documento-film, davvero interessante, molte le testimonianze di ex dipendenti della De Tomaso Modena ed anche di personaggi famosi che hanno contribuito, in vario modo, alla storia dell’azienda modenese, fondata da Alejandro De Tomaso a Modena nel 1959.
Infatti, Alejandro De Tomaso, oltre che pilota, era un vero innamorato delle auto da corsa e sportive, ed aveva molte idee, in merito a queste stesse auto, idee che voleva sperimentare direttamente. La sua visione delle auto sportive e da corsa era davvero avanti sui tempi e questo lo portava a correre con varie Maserati, OSCA ed altre ancora, spesso modificandole con un diverso motore, sospensioni, ecc.

Presto volle mettere in pratica le sue idee con un’auto tutta sua. Tutto ciò a partire dal 1959, quando, appunto fondò l’azienda che porta il suo nome a Modena: poco più di un paio di garages, ma tanto bastava per realizzare barchette sport e formule, con concetti via via sempre più innovativi, come il telaio monoscocca ed il motore posteriore/centrale portante, oppure il telaio a spina centrale, sempre con motore posteriore/centrale portante.

La sua fissa costante era la leggerezza, unita alla massima efficienza (tenuta din strada ed aerodinamica) ed in questo era di fatto molto simile ai costruttori inglesi, come ad esempio Colin Chapman (Lotus), che lui conosceva e stimava.
In questo era molto diverso ad esempio da Enzo Ferrari, che aveva invece fondato il suo credo, in fatto di automobili da corsa e sportive, quasi esclusivamente sulla potenza dei motori.

Il docu-film, in circa un’ora e trenta minuti di proiezione, tra vecchie interviste alla stesso Alejandro, immagini di repertorio e testimonianze varie, narra con efficacia i momenti salienti della lunga e complessa vicenda, non solo della De Tomaso, ma di tutto ciò che Alejandro ha gestito e rappresentato a Modena, per circa 40 anni.

Dalle auto da corsa, sport prototipo, Formula Junior, Formula 3, Formula 2 e Formula 1, alle sportive stradali: prima la piccola, agile e bellissima Vallelunga (vedi – link), poi la prima vera supercar De Tomaso, con motore 8 cilindri Ford, la stupenda Mangusta (vedi – link), che nel movie é ricordata dal suo designer Giorgetto Giugiaro. Poi il più grande successo commerciale e planetario della De Tomaso, la celeberrima Pantera (vedi – link), inizialmente costruita insieme alla Ford (che forniva i motori V8 e produceva le Pantera negli USA) e poi solo a Modena dalla De Tomaso stessa.
Ed infine gli ultimi capitoli delle stradali De Tomaso, con la sportivissima a motore posteriore/centrale e struttura portante a trave centrale portante (a spina), la Guarà (vedi – link), ricordata dal suo designer Carlo Gaino (testimonianza diretta nel movie). Per concludere con la complessa vicenda dell’ultimo vero prototipo De Tomaso, la Biguà (vedi – link), poi prodotta in piccola serie da Bruce Qvale (sempre a Modena), ribattezzata Qvale Mangusta (vedi – link) e per la quale nel movie si scoprono i retroscena dell’intera complessa vicenda, narrati dall’Ing. Giordano Casarini, all’epoca Direttore Tecnico De Tomaso.

Ma la vicenda di Alejandro De Tomaso a Modena, non si esaurisce certo con le vicende legate all’azienda che porta il suo nome. Infatti, come ricorda sempre il figlio Santiago, De Tomaso non era solo avanti con i suoi progetti, ma aveva anche una nitida visione come industriale e lo ha dimostrato negli anni, creando un vero e propio piccolo impero.
Già nel 1965 non si fece sfuggire l’opportunità di assorbire la Carrozzeria Ghia di Torino, utilizzandola poi per costruire le sue auto di serie, così come pure fece poco anni dopo anche con la Vignale, entrambe rivendute poi alla Ford, ovviamente guadagnandoci.
Dopo il lancio della Pantera, nei primi anni 70, Alejandro decise di voler mantenere la sua indipendenza e quindi si separò dal colosso americano Ford, che all’epoca deteneva l’80% del capitale della De Tomaso Automobili, riprendendo il pieno controllo del Marchio e dell’azienda di Modena, che ribattezza De Tomaso Modena.

Nei primi anni 70 De Tomaso è già divenuto un nome ed un marchio importante, grazie all’enorme successo della Pantera ed é così che Alejandro entrava in contatto con la GEPI, l’ente statale italiano che all’epoca si occupava di gestire e rimettere sul mercato le aziende in difficoltà. Ed è proprio rivolgendosi a De Tomaso che la GEPI gli cedette in gestione marchi prestigiosi, ma caduti in disgrazia, anche del comparto moto, come ad esempio la Benelli, la MotoBi e la Moto Guzzi.
A queste nel 1975 si aggiunse anche la Maserati, prestigiosissima Casa automobilistica all’epoca messa in liquidazione dalla proprietà francese Peugeot/Citroen e quindi salvata in extremis dallo stesso De Tomaso, il quale, non solo l’ha rivitalizzata con modelli prestigiosi come la Quattroporte III Royale (vedi link), l’auto del presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini, negli anni 80, o ancora la vendutissima Maserati Biturbo (vedi – link), suo più grande successo per quanto riguarda le vetture Maserati.

Infine, il piccolo impero industriale di Alejandro De Tomaso, si completava con l’acquisizione, sempre attraverso la GEPI, anche della Innocenti di Lambrate (MI), dove, oltre alle Mini con motore Dahiatsu, De Tomaso produsse tutte le scocche della stessa Maserati Biturbo.

Giunti ormai alla fine degli anni 80, l’avventura ed il piccolo impero industriale creato da Alejandro in poco più di tre lustri, stava per volgere al termine.
Non solo De Tomaso si rendeva conto che gli investimenti necessari per mantenere le sue aziende al vertice e sempre in piena produzione, stavano divenendo troppo onerosi, perché lui, da solo, li potesse continuare a sostenere (i vari problemi tecnici della Biturbo, auto riuscitissima, ma all’inizio con gravi carenze di affidabilità, dovute proprio alla mancanza di adeguati investimenti iniziali sul progetto).

Ecco dunque che Alejandro tentò prima la strada di un accordo commerciale con la Chrysler, attraverso il vecchio amico Lee Jacocca, all’epoca CEO di Chrysler e conosciuto ancora ai tempi dell’accordo con la Ford. Fallito l’accordo con la Chrysler, alla fine degli anni 80 De Tomaso si accordava allora con la FIAT, attraverso l’AD Romiti. L’accordo con FIAT fu stipulato soprattutto per la gestione della Maserati, dove la FIAT entrò inizialmente acquistando il 49% delle azioni ed in parte anche dell’Innocenti.

Nel frattempo Alejandro aveva già ceduto sia la Benelli, sia la Moto Guzzi e si apprestava dunque a tornare ad occuparsi maggiormente della sua stessa azienda, la De Tomaso `Modena, esclusa da ogni trattava, ma che che negli ultimi 20 anni aveva di fatto un pò trascurato, preso com’era da troppi impegni su diversi fronti.
Purtroppo, alla fine del 1993 Alejandro viene colpito dal grave ictus che, inizialmente lo mise in pericolo di vita e successivamente lo relegò su una sedia a rotelle, inibendogli persino l’uso della parola.

Gli ultimi 10 anni della sua vita furono purtroppo (e per forza) caratterizzati da un lento declino della sua azienda, la De Tomaso Modena che, dopo la sua morte (2003), gli sopravvive solo pochi anni, prima della chiusura definitiva.

Una vicenda tanto intensa, quanto non sempre baciata dalla fortuna, soprattutto nel finale, quella di Alejandro De Tomaso, l’argentino di Modena che tanto ha fatto per la Capitale dei Motori, che lui stesso amava al punto da definirsi “modenese” e non italiano.

Inoltre, nel movie si ricorda anche giustamente come, seppur criticato e giudicato malevolmente da tanti, Alejandro De Tomaso ha anche rappresentato un fondamentale anello di congiunzione, nella altrettanto complessa e sofferta storia della stessa Maserati che, se ancora oggi è attiva a Modena, in parte lo deve anche allo stesso Alejandro.

Oggi il Marchio `De Tomaso vive in mani straniere (vedi – link) ed anche se l’azienda di Modena è sparita da tempo, gli appassionati da tutto il mondo continuano a ricordare con affetto e passione il suo fondatore e certo non potranno che amare anche questo docu-film.

Non a caso, la proiezione viene ripetuta anche nel corso del Motor Valley Fest, proprio per i partecipanti al grande meeting De Tomaso, previsto a Modena il 30 maggio, con vetture ed equipaggi provenienti da ogni parte del mondo.

VEDI ANCHE:

History of Car Design – Parte 2: gli anni 90 – DE TOMASO – Cap.18: la nascita della De Tomaso Biguà – 1996 (poi Qvale Mangusta – 1999)

History of Car Design – Parte 2: gli anni 90 – DE TOMASO – Cap.20: il progetto Pantera 2000 Concept (1999 – seconda parte)

VIDEO Collection – 40° Anniversario De Tomaso Modena (1999)