Dopo anni di oblio mediatico, torna a far parlare di se, la più incredibile supercar che la Motor Valley (prima ancora che questo incredibile lembo di terra fosse denominato in questo modo) ha mai espresso. È infatti dotata di un incredibile motore a 16 cilindri, su una carrozzeria dalle linee e dal design inconfondibili, simbolo assoluto di quell’edonismo che, alla fine degli anni 80 imperava nel mondo delle supercar estreme.
Scritto da un americano, Brian J. Wiklem, amico e confidente di Zampolli, il quale ha potuto avere accesso all’archivio di famiglia, il libro si sviluppa in vari capitoli: dalla creazione del primo motore a 16 cilindri, sino ai primi collaudi, negli USA, sul telaio di una Ferrari 328, opportunamente modificato per poter accogliere il grosso motore a 16 cilindri di 6 litri, in posizione trasversale ed abbinato ad un cambio manuale a 5 marce, posto longitudinalmente al centro del motore (la presa di forza è in mezzo ai due motori: due 8 cilindri a V, accoppiati in un’unica unità a 16 cilindri, appunto), a formare la geometria della lettera T, da cui la sigla della favolosa supercar V16T.Poi ancora la presentazione del primo prototipo, voluto dal socio di Zampolli, il celebre compositore Giorgio Moroder, a Los Angeles nel 1988 ed anche tutta la storia di come è nato il progetto, attraverso la fondamentale collaborazione dei tecnici della Tecnostile di Modena, Oliviero Pedrazzi, Achille Bevini e Tiziano Benedetti, della ditta specializzata in telai Marchesi & C. di Modena (vedi – link), sino a ai vari consulenti esterni, a partire dal designer Marcello Gandini, sino a Fabrizio Ferrari (vedi – link), autore del design della versione Spyder, costruita nel 1994, ma poi completata solo diversi anni dopo negli USA.
Nel libro, sono presentate tutte le fasi delle vita dell’azienda, compresi i 7 esemplari di normale produzione (1991-94), più un’ulteriore evoluzione dovuta a Mandelli (2001), l’unica Spyder ed ancora due telai non numerati, di cui l’ultimo destinato ad un nuovo modello, purtroppo mai completato a causa della morte di Claudio Zampolli, nel 2021.
Quindi in totale, considerando alche il prototipo, la numero uno di proprietà di Giorgio Moroder, un totale di 12 auto. Un numero davvero esiguo, per un’auto davvero eccezionale, che oggi la rendono, ancor di più, un pezzo di alta collezione e soprattutto uno dei più memorabili prodotti della Motor Valley.
Il sogno realizzato di un uomo coraggioso, che sapeva non solo sognare in grande, ma a che realizzare i propri sogni: grazie Claudio!









