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Questa volta cambiamo ancora genere e vi propongo, sempre dal mio periodo di studi e specializzazione all’ISSAM di Modena, questa Hypercar estrema, ma stradale.

In realtá all’epoca – la seconda metá degli anni 80 – non si parlava affatto di hypercar, un concetto ancora di la da venire, ma soprattutto di supercars.

Ma esisteva però giá una piccolissima nicchia di vetture stradali, ma davvero cosí estreme da travalicare il concetto di supercar.

Per lo più erano versioni stradali di famose auto da competizione, che avevano gareggiato nel Mondiale Endurance, come nel caso di alcune Porsche 917 rese stradali (con omologazione limitata, singola per autocertificazione, o limitata per produzioni molto basse); oppure ancora alcune versioni, anche ricostruite da zero da alcuni specialisti in Germania, di Porsche Gruppo C, le famose 956 e 962, che soprattutto in Germania, dove le omologazioni sono sempre state più semplici (in Italia é sempre stato proibitivo), potevano essere omologate per l’uso stradale, pur se di fatto si trattava vere auto da competizione su pista.

LA HYPERCAR STRADALE “ANTE LITTERAM”

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L’argomento mi stimolava assai e così fu per me naturale immaginare una nuova supersportiva biposto a motore centrale/posteriore pluricilindrico (v12), ispirata alle Gruppo C dell’epoca, ma con uno stile che, pur rispettando l’aerodinamica, fosse un poco più ingentilito, per una vera vettura stradale, seppur con omologazione limitata.

In realtá l’argomento mi stuzzicava a tal punto, che ne studiai più d’una di vetture di questo genere.

Questa in particolare, l’avevo concepita con uno stile che fonde, penso con una certa armonia, volumi e forme morbide (a favore della penetrazione aerodinamica), con tagli più netti e squadrati.

LE FORME AERODINAMICHE, INGENTILITE PER UN’AUTO STRADALE, MA MOLTO ANNI 80

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I tagli netti e le squadrature fanno molto anni 80, mentre diversi particolari, come ad esempio – e soprattutto – la generosa finestratura, che prevede anche un vero lunotto posteriore avvolgente (anche se in realtá, considerata l’altezza del posteriore, occorreva comunque una telecamera per le retromarce e lo specchietto interno) e pure il tetto con vetrature oscurabili (cromaticamente, oppure attraverso una tendina interna) e gli altrettanto generosi gruppi ottici anteriori (niente led all’epoca), sono tutti particolari non strettamente necessari (e quasi mai presenti) sulle auto da corsa, soprattutto il lunotto posteriore.

Ovviamente non avevo trascurato nemmeno lo studio aerodinamico, con un fondo carenato che terminava con un generoso scivolo estrattore al posteriore (per sfruttare l’effetto suolo), le ruote posteriori carenate ed il doppio spoiler posteriore, di cui uno integrato nel corpo vettura e ad incidenza variabile ed il secondo, più alto, per controllare e dirigere meglio il flusso in uscita, la scia della vettura.

Un progetto certo assolutametnte teorico e privo di qualsiasi verifica, considerato lo scopo “didattico” dello stesso, ma che, come sempre quelli di vetture estreme, stimolava molto la mia fantasia.

La prossima volta, vedremo ancora un altro progetto di ricerca, alternando di volta in volta i generi, attraverso progetti molto teorici come questo, ed altri invece molto più studiati nei dettagli tecnici.

Continuate a seguirci, alla prossima.

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VEDI ANCHE:

VIDEO Collection – Old sketches from ISSAM Modena (by Fabrizio Ferrari, late 80’s)

VIDEO Collection – Manual sketches from ISSAM (by Fabrizio Ferrari – time: 1987-90)

L’Istituto Superiore di Scienza dell’Automobile di Modena (ISSAM)