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In questa puntata torno nuovametnte a descrivere un altro progetto teorico, relativo ad uno dei miei temi preferiti da sempre: le hypercar estreme, in questo caso definita “Concept” in quanto concepita veramente come progetto di ricerca di design teorico estremo, quindi non pienamente omologabile per una normale produzione, ma comunque adatta per sviluppare e concepire nuove tendenze e soluzioni di design.

Ecco dunque la classica supersportiva a motore centrale (un 12 cilindri, che altro?), con due posti secchi.

Il tema principale, in questo caso è, come spesso amo fare, la ricerca di volumi inediti, con un rapporto davvero inusiuale tra altezza molto limitata da terra (meno di un metro) e larghezza generosa, al limite regolamentare dei due metri.

Ne esce così un veicolo quasi “racing”, raso terra, con un baricentro molto basso ed una impronta a terra notevole (per la stabilità), ma pure, grazie soprattutto al ridottissimo sviluppo in alterra, una buona aerdonimica, dovuta ad una sezione frontale che, recupera tutto quello che si perde in larghezza, con l’aterzza ridotta.

VEDI LA GALLERY DEI FIGURINI A COLORI (SKETCHES):

Ovvio che, in questo caso la estremamente ridotta altezza da terra comporta tutta una serie di problemi da risolvere: prima di tutto la posizione di guida, con seduta raso terra ed una forte inclinazione del busto, in posiziozne quasi sdraiata, come i piloti di F1.

In conseguenza a tutto ciò, occorre prima di tutto verificare gli amgoli di visibilità, resi possibili entro un limite minimo regolamentare, grazie soprattutto alla posizione, anch’essa molto ridotta in altezza, di tutta la parte anteriore del veicolo: dal curvano (la base del parabrezza) a tutto il muso (che difficilmente potrebbe superare le normali prove di crash e soprattutto dell’urto pedone).

Un altro aspetto da considerare, sempre causato dalla ridottissima alktezza da terra e dalla posizioen semi-sdraiata degli occupanti l’abitacolo è il quasi certo “effetto claustrofobico”, in questo caso brillantemente risolto con un’altra delle soluzioni a me piū care, vale a dire il padoglione interamente trasparente, con superfici vetrate globali, di cui, ovviamente, quelle del tetto oscurabili a piacere, per la protezione dai raggi solari e soprattutto dagli eccssivi riflessi nella stagione estiva.

Altro aspetto fondamentale, dovrebbe essere l’accesso all’abitacolo, certo non risolvibile con normali porte a cerniera, ma con una soluzione di apertura dove si rimuove (o si asporta) il padoglione, lasciando agli occupanti la possibilità di scendere in auto dall’alto, come in una barchetta da competizione.

Negli skecthes iniziali ho ipotizzato anche soluzioni leggermente diverse, soprattutto per quanto riguarda la parte posteriore del padiglione, nella zona del cofano del vano motore posteriore-centrale; ma resta comunque la soluzione ideale, quella del padiglione trasparente, non solo per dare luminosità ed un effetto di maggior spazio agli occupanti, ma anche come design, rendendo tutto l’insieme ancor piū “leggero” e con un effetto quasi da “barchetta” da competizione, ancor piū bassa.

VEDI LA GALLERY DEI RENDERING:

Chiaro che su una base di questo genere, si potevano innestare solo soluzioni molto aggressive, filanti ed aerodinamiche, se non anche sempre un põ “racing”: come è il caso della parte anteriore con i due parafanghi che convergono verso un musetto centale appuntito stile F1, oppure le prese d’aria laterali a lamelle sulle fiancate, sempre con un generale effetto, se non da F1, sicuramente da Sport Prototipo.

Infine la parte posteriore, decisamente tronca e piuttosto alta, in relazione all’alezza complessiva della vettura, con il classico scavo inferiore, ad ospitare un generoso scivolo estrattore e la parte superiore che integra gruppi ottici sottili ed una generosa griglia di estrazione dell’aria calda dal vano motore.

Ad enfatizzare ulteriormente “l’effetto sogliola” nella vista laterale, anche i passaruota con le ruote semi-carenate, che abbassano anch’essi visivamente tutta la massa dei veicolo, donando una sensazione quasi di veicolo “lenticolare”.

Evidente che, oltre ad uno studio teriorico da studente, si trattava anche di una vera e propria “provoicaszione”, dove tutti i concetti sono stati portati all’estremo, alla ricerca dei limiti estremi, giusto per avere un’idea di sino a dove ci si possa mai spingere, nella realizzazione di un veicolo speciale, una serie limitata, oppure, meglio, una “one-off”, come le chiamiamo oggi.

La prossima volta vi anticipo solo che resteremo ancora negli anni 80, con un altro studio teorico, caqmbiando assolutamente genere, ma senza anticiparvi null’altro.

A presto.

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HISTORY OF CAR DESIGN (clicca qua)

VEDI ANCHE:

VIDEO Collection – Old sketches from ISSAM Modena (by Fabrizio Ferrari, late 80’s)

VIDEO Collection – Manual sketches from ISSAM (by Fabrizio Ferrari – time: 1987-90)

L’Istituto Superiore di Scienza dell’Automobile di Modena (ISSAM)