Pur restando sempre nei mitici anni 80, ovviamente sempre nell’ambito dei progetti teorici del mio periodo studentesco, questa volta cambiamo completamente tema: non auto più o meno sportive, ne dream car, o anche solo berline sedan ma … un BUS!
Un veicolo non solitamente nei mei pensieri ma, in questo caso, oggetto di una ulteriore “sfida”: cioè provare a rendere interessante e soprattutto maggiormente efficiente, un veicolo che, normalmente, non offre grandi spazi di manovra, almeno per quanto riguarda la concezione del design, tutto sommato sempre abbastanza codificato in parametri e limiti, apparentemente non valicabili.
Ed era proprio questo il motivo del mio interesse che, ha acceso la “sfida”: cioè provare a valicare questi limiti e cambiare i parametri fissi, rompendo una tradizione che sembrava inalienabile.
L’idea principale, ovviamente, per un designer è soprattutto provare a muovere le forme ed i volumi di un veicolo che, non è scritto da alcuna parte, debba per forza essere uno “scatolone”, ovvero un parallelepipedo piû o meno squadrato e comunque di forma sin troppo regolare e noiosa.
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L’idea di rendere la sagoma più dinamica e fluente, come sempre mi era arrivata dai concetti di aerodinamica ed in particolare dal coefficiente di penetrazione. Quindi, senza alterare le varie funzioni base di un BUS e senza purtroppo poter migliorare la sezione principale, mi sono posto subito il dubbio se, come sempre vediamo in questo genere di veicoli, sia proprio necessario avere un parabrezza cosî alto e verticale: un vero “muro” aerodinamico.
Quindi, osservando che il guidatore è solitamente seduto più in basso dei passeggeri, normalmente collocati più in alto per ospitare le bagagliere sotto il pavimento (nella zona centrale tra l’interasse – passo), ho immaginato un tetto che si abbassa nella parte frontale, nella zona della cabina di guida e quindi un parabrezza molto meno esteso in altezza che, oltre a limitare i fastidiosi riflessi e l’irraggiamento interno, in questo caso può cosį essere inclinato come in una normale vettura.
Tutto ciò anche per effetto di una leggera inclinazione in avanti anche del muso, dove tutta la zona alla base del parabrezza (curvano), avanza leggermente, rispetto alla parte bassa nella zona del paracolpi.
Inoltre, ho anche aggiunto una leggera bombatura in senzo trasversare, creando così una silhouette molto più dinamica e penetrante, con un parabrezza, non solo inclinato, ma anche bombato a 360 gradi.
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A completare il tutto, se il corpo centrale è abbastanza “normale”, con l’unica eccezione dei finestrini laterali molto estesi, che risalgono sino al tetto, la parte posteriore rivela altre novità, meno “eclatanti” dell’anteriore, ma comunque piuttosto originali ancora oggi, a distanza di quasi 40 anni.Infatti, analizzando che nella parte posteriore sono concentrate diverse componenti ed accesori basilari, come il motore ed il condizionatore, ho immaginato la parte posteriore del tetto che sale per ospitare l’impianto di aria condizionata, creando così naturalmente la superficie per una zona grigliata con presa d’aria per il condizionatore stesso.
Infine, questa parte finale rialzata del tetto, si completa con un prolungamento oltre la superficie del lunoitto posteriore (verticale), con funzioni di spoiler aerodinamico, utile sia per migliorare la scia aerodinamica, sia per tenere sempre pulito il lunotto stesso.
All’epoca non potevo ancora nemmeno immaginarlo ma, in effetti, quasi 10 anni dopo, mi ritrovai, in mezzo a tanti altri impegni, pure a lavorare per una delle più importanti carrozzerie di Modena, costruttrici di BUS: la CARROZZERIA AUTODROMO; così denominata, perchė nata nei pressi del vecchio Aerautodromo di Modena. Una realtà che oggi purtroppo non esiste piū ma che, insieme alla Orlandi ed alle Padane, per anni ha tenuto alta la tradizione carrozziera di Modena nel particolare settore dei BUS.


La prossima volta cambieremo ancora argomento. Restate in contatto. A presto.
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VEDI ANCHE:
VIDEO Collection – Old sketches from ISSAM Modena (by Fabrizio Ferrari, late 80’s)
VIDEO Collection – Manual sketches from ISSAM (by Fabrizio Ferrari – time: 1987-90)
L’Istituto Superiore di Scienza dell’Automobile di Modena (ISSAM)









