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Prosegue la saga relativa al laboriosissimo progetto della nuova V12 Lamborghini, l’erede del Diablo.

La seconda metá degli anni 90 é stata un periodo di transizione e pure delicato, per la Casa di Sant’Agata Bolognese: le proprietá cambiavano, ma soprattutto il turn over delle persone era molto veloce, cosí come pure gli attori in campo …

Ma lasciamo la parola al Prof. Fabrizio Ferrari, che queste situazioni le ha vissute.

” Come abbiamo visto nella puntata precedente, l’entrata in scena di Zagato, il quale, con la sua proposta, superò anche tutti i limiti tecnici imposti dal progetto “SUPER DIABLO”, di fatto ci introduce al PROGETTO L.147, vale a dire non più una corposa rivisitazione del Diablo stesso, per aggiornarlo, quanto piuttosto giá il progetto della sua erede, definito, appunto, L.147“.

I GRUPPI OTTICI ANTERIORI FISSI A VISTA PER IL DIABLO

“Nel frattempo, tramontato IL PROGETTO SUPER DIABLO che, tra le particolaritá, aveva anche il compito, tra l’altro, di rinnovare il Diablo anche a livello regolamentare, sostituendo i gruppi ottici anteriori ribaltabili a scomparsa – non più ammessi dalle ultime normative – con dei più moderni fari fissi a vista.

Ma, come abbiamo giá visto nei precedenti episodi, l’adozione di nuovi gruppi ottici anteriori, per un’azienda ancora piuttosto artigianale e soprattutto di ridotte dimensioni, come era ancora la Lamborghini all’epoca, comportava un costo notevole, non solo di progettazione, ma soprattutto di omologazione.

Abbiamo visto sin dal capitolo dedicato al progetto SUPER DIABLO, come l’unica soluzione possibile, fosse quella di utilizzare gruppi ottici giá in produzione e quindi giá omologati da altri grandi costruttori.

Ma sia la soluzione proposta da Gandini con l’ACOSTA (vedi), che comportava lo “scalino” sul musetto, sia la mia ipotizzata sulla TOREO (vedi), con focali standart di produzione (come quelle dei fari ribaltabili), montate fisse su apposite nicchie ed eventualmente carenate, cosí come pure l’idea di Zagato che, sulla sua CANTO,  aveva pensato di adottare i gruppi ottici della FIAT Coupé, per motivi diversi tutte non avevano convinto, oppure non erano praticabili in produzione (i gruppi ottici FIAT).

Purtroppo, tutti questi ritardi e ripensamenti erano nel frattempo divenuti un serio problema per il Diablo, il quale rischiava di essere esclusa dal mercato americano, proprio a causa delle nuove norme sull’urto anteriore, relativamente ai fari a scomparsa (che risultano pericolosi per i pedoni, quando sono in posizione rialzata).

Ecco dunque che serviva subito un’idea, praticabile a breve ed a costi ragionevoli. Alla fine, pensammo di adottare i gruppi ottici della NISSAN 300 ZX Z32 (1989 – vedi): la casa giapponese non era un concorrente diretto della Lamborghini (soprattutto per quanto riguarda i numeri di produzione) ed gruppi ottici fissi di questa elegante coupé nipponica, si adattano quasi perfettamente ai parafanghi anteriori del Diablo. Infatti, fu necessario solo allargare la nicchia originale, che in origine accolglieva i fari a scomparsa, inserendo un apposito supporto, adatto ad accogliere i nuovi gruppi ottici fissi nella corretta posizione d’uso (l’inclinazione del muso del Diablo é maggiore di quella della 300 ZX)”.

“Una soluzione semplice ma geniale, che permise di prolungare notevolmente  la vita del Diablo: inizialmente furono adottati sulla seconda versione del Diablo SV, la Model Year 1997, poi subito anche sul Diablo Roadster e successivamente anche sul Diablo GT (vedi) e sull’ultimo Diablo 6.0 (vedi)“.

NUOVI ATTORI IN CAMPO PER IL PROGETTO L.147

” Nel frattempo, a seguito dell’entrata in scena di Zagato con la Canto, anche altri designer free lance o carrozzieri (come si definivano all’epoca i vari Bertone, Pininfarina, ItalDesign, ecc.), entrarono nel ‘challenge”.

Prima di tutti il designer Peter Stevens, amico del Presidente Mike Kimberley e giá autore del design della McLaren F1 (1992 – vedi), il quale, cosí come il sottoscritto, si offrí per il restyling della Canto di Zagato che, come abbiamo visto nel capitolo precedente, con le sue misure, era divenuta il punto di riferimento per chi si volesse cimentare nel progetto L.147. Stevens, nel 1996 elaborò velocemente solo alcuni figurini a colori (sketches), ma senza ulteriore seguito”.

L’ENTRATA DEL GRUPPO AUDI/VOLKSWAGEN IN LAMBORGHINI,

COMPORTA UNA NUOVA RIPARTENZA DEL PROGETTO L.147

“Mentre accadeva tutto ciò (e molto altro, che vedremo in seguito), dopo una serie di accordi, prima di fornitura di un motore V8 (per la L.140), poi di collaborazione tecnica, l’AD Lamborghini Vittorio di Capua, insieme al Direttore Generale Gianfranco Venturelli, arrivarono all’accordo di cessione di tutta la Lamborghini al Gruppo Audi/Vw.

Nel luglio del 1998, l’accordo venne firmato e l’AUDI divenne in breve l’azionista di maggioranza della Lamborghini.

Erano finiti, finalmente, i tempi delle “vacche magre”, con i risicati bilanci e gli investimenti garantiti dalla vecchia proprietá indonesiana (1994-98) sempre insufficienti, ma fu subito anche una rivoluzione.

In breve si fece tabula rasa dei precedenti progetti, cosicche anche Zagato e Stevens non furono presi in considerazione per quello che doveva essere lo sviluppo finale del progetto L.147, in quanto l’erede del Diablo non poteva più aspettare!

Anche il sottoscritto ebbe un nuovo incarico (archivista per l’ufficio stampa Lamborghini), in quanto un grande gruppo organizzato come AUDI, non accettava di avvalersi di singoli “free lance” esterni all’azienda, per incarichi cosí complessi e delicati (oltre che estremamente segreti), come in effetti é l’impostazione del design di una nuova auto.

Ma soprattutto, entrarono nuovi attori in campo, per un nuovo, definitivo, “challenge” sul progetto L.147″.

“Oltre al Centro Stile AUDI, ovviamente, nel 1999 furono chiamati in causa nuovamente Marcello Gandini (unica eccezione prevista tra i “free lance”, in quanto designer storico di vari capolavori Lamborghini) ed anche l’IDEA INSTITUTE di Torino, la quale, oltre ad una sua proposta, presentò poi anche quella del suo designer (all’epoca) ANTONIO SASSI: una nostra vecchia conoscenza della Motor Valley (vedi).

Ma di tutto questo vi spiegherò meglio la prossima puntata, conclusiva del lunghissimo e complicatissimo PROGETTO L.147.

Continuate a seguirci. Alla prossima”.

Fabrizio Ferrari

VEDI ANCHE:

CAP.6 1989/2001: LA MIA ESPERIENZA IN AUTOMOBILI LAMBORGHINI

PER I COLLEZIONISTI E CULTORI LAMBORGHINI APPASSIONATI ED ESPERTI DI DESIGN, SEGNALO IL LIBRO DEDICATO, USCITO MOLTI ANNI FA, IN OCCASIONE DEL CINQUANTESIMO LAMBORGHINI (2013) SOTTO:

VIDEO Collection – “Lamborghini Fantastiche book

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History of Car Design: una nuova inedita rubrica a cura del Prof. Fabrizio Ferrari

History of Car Design – Parte 1: gli anni 80 – Cap.01: Studio di Minivan/Sedan concept

History of Car Design – Parte 1: gli anni 80 – Cap.02: Studio di Concept Car sportiva estrema

History of Car Design – Parte 1: gli anni 80 – Cap.03: Lamborghini “Interceptor” (1989) una Tesi con studio completo

History of Car Design – Parte 2: gli anni 90 – Lamborghini – Cap.01: Il progetto Diablo Roadster (1994)

History of Car Design – Parte 2: gli anni 90 – Lamborghini – Cap.02: Il progetto “Super Diablo” (1995 – poi L147)

History of Car Design – Parte 2: gli anni 90 – Lamborghini – Cap.03: Il progetto L147(dal 1996) per l’erede del Diablo