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Ancora una serata al Cinema Astra di Modena, giovedì 20 maggio 2026, offerta dal Cinematic Motor Fest.

In questo caso l’interesse si giocava tutto sull’artigianato e sul saper fare degli operai/artigiani della Motor Valley.

Si è iniziato con il breve documentario dedicato ad Egidio Brandoli, uno dei grandi artigiani che hanno reso famosa la Motor Valley, richiamando clienti da tutto il mondo.

La storia di Egidio Brandoli, come racconta lui stesso e come esattamente per tanti altri, di questa magica zona dell’Emilia, nasce dalla terra. Un territorio sostanzialmente agricolo, nel periodo subito dopo la seconda guerra mondiale, e gli abitanti di questa zona sono stati per la maggior parte in origine agricoltori, abituati al duro lavoro, ma al tempo stesso orgogliosi del loro saper fare e soprattutto ingegnosi e molto ben predisposti ad apprendere nuove professionalità.

Ed infatti non è un caso se Enzo Ferrari ha scelto di costruire la sua azienda a Maranello, in piena zona agricola pedemontana, dove sapeva di poter assumere gente orgogliosa, abituata al duro lavoro, ma al tempo stesso anche predisposta ad acquisire nuove professionalità nel campo della meccanica.

BRANDOLI THE STORY

Brandoli è anch’egli uno di questi uomini, nato da una famiglia di origine contadina, ma con l’aspirazione di inserirsi nel nascente settore automotive della zona.

Quindi, dopo gli studi all’Istituto Tecnico Corni di Modena, venne inizialmente assunto da una carrozzeria, la Carrozzeria Bianchini di Spilamberto. Da quella zona, lo stesso Brandoli ricorda ancora oggi che si sentivano distintamente i 12 cilindri da competizione della Ferrari. Un rombo meraviglioso che lo fece ben presto innamorare dei bolidi di Maranello. Fu così che, ancora prima di svolgere il servizio militare, decise di presentarsi da Sergio Scaglietti a Modena, per chiedere un’assunzione. Scaglietti gli disse di ripresentarsi dopo il servizio militare e così fu ed Egidio Brandoli entrò giovanissimo a far parte della Carrozzeria Scaglietti di Modena.

Alla Scaglietti si trovò ben presto a suo agio, imparando il mestiere del battilastra e divenendo in pochi anni un grande esperto di carrozzerie delle Ferrari. Come ricorda lui stesso, c’era ancora molta libertà di fare e sperimentare, con diversi clienti che venivano per farsi preparare le loro auto da competizione, aggiungendo spoiler, modificando particolari aerodinamici e quindi c’era la possibilità, non solo di apprendere ancora di più la professione, ma anche di appassionarsi al proprio lavoro, divertendosi anche.

Egidio ha ricordato anche come Enzo Ferrari venisse spesso in azienda a controllare i lavori, non facendosi problemi a commentare ed anche a far notare i lavori che non gli piacevano, o non lo convincevano del tutto; ed anche per questo era sempre una gara, tra gli operai, a fare sempre meglio.

Quando nei primi anni 70, la Carrozzeria Scaglietti di Modena, passò in gestione diretta alla Ferrari, con la dirigenza inviata da Torino (FIAT), anche alla Scaglietti le cose iniziarono ben presto a cambiare e, dalla cura artigianale, si iniziò progressivamente a passar ad una produzione ben più standardizzata, di stampo quasi industriale.

A quel punto, di occasioni per divertirsi, con prototipi e nuove soluzioni, ne rimanevano sempre meno; mentre, contemporaneamente, Brandoli aveva iniziato a notare che i clienti Ferrari stavano iniziando ad avere gravi difficoltà a riparare le loro auto, in quanto stavano iniziando a mancare molti ricambi: paraurti, mascherine e quant’altro.

A questo punto occorre ricordare che all’epoca, parliamo della fine degli anni 70, la cultura del collezionismo era ancora agli albori e non si parlava quasi mai di restauro, in quanto anche le stesse riparazioni, dei modelli già usciti di produzione da diversi anni, non erano tenute in grande considerazione, nemmeno dalla stessa azienda di Maranello. Si pensava solo al nuovo e si giudicava che i clienti avrebbero abbandonato i vecchi modelli per acquistare i nuovi.

Ma Brandoli invece comprese da subito un fenomeno che poi sarebbe esploso nel decennio successivo, negli anni 80: le Ferrai non si rottamano, ma si conservano, si ripararono e, all’occorrenza si restaurano.

Ecco dunque che, dopo essersi licenziato dalla Carrozzeria Scaglietti, nel 1980 Brandoli decise di mettersi in proprio, con una propria carrozzeria, a Montale Rangone. La sua intuizione era corretta ed infatti, oltre a riparare molte Ferrari di clienti privati, iniziò anche a produrre molti ricambi, anche per altre carrozzerie della zona. La sua grande esperienza e conoscenza di quegli stessi modelli Ferrari che, anni prima aveva contribuito a realizzare da nuove alla Carrozzeria Scaglietti di Modena, non solo gli permettevano di affrontare brillantemente qualsiasi tipo di problema, ma soprattutto di garantire un lavoro di ripristino di grande qualità, davvero pari al nuovo.

Ed è da allora che, aiutato ben presto anche dal figlio Roberto, entrato in azienda appena completati gli studi, ma che da sempre seguiva il padre con lo stesso interesse e passione, i Brandoli sono ben presto diventati un punto di riferimento, sempre con una mole di lavoro superiore alle loro stesse possibilità, anche perché la loro clientela divenne ben presto anche internazionale, veramente da tutto il mondo.

Trasferitosi successivamente in una sede più grande, sempre a Montale Rangone, ben presto Egidio coinvolse nel suo lavoro praticamente tutta la famiglia Brandoli; infatti, se il figlio Roberto si è ben presto candidato come il suo successore, acquisendo nel tempo la stessa esperienza ed abilità artigiana del padre, anche le figlie Francesca e Cecilia, vennero anch’esse progressivamente coinvolte nell’attività di famiglia, la prima, Francesca, con compiti fiscali e burocratici in ufficio e la seconda, Cecilia, come PR e media relations dell’azienda stessa.

Ma non solo, ben presto la Brandoli & C. è divenuta un punto di riferimento anche del trasferimento di competenze alle nuove generazioni, favorendo stage e poi anche assumendo diversi studenti, prima dell’Istituto Tecnico Dino Ferrari di Maranello (lo stesso voluto dal Drake) e, in questi ultimi anni, come uno dei punti di riferimento, per quanto riguarda la carrozzeria, dei Corsi di Specializzazione in Restauro, promossi dal Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” dell”Università di Modena, in collaborazione con la CNA di Modena.

Dunque, non solo una storia familiare unica, che si perpetua nel futuro, grazie alle nuove generazioni dei Brandoli, ma che ha contribuito e contribuisce fattivamente a tramandare questa preziosa cultura e professionalità artigiana (una vera e propria Arte), quella del “carrozzaio” o “battilastra”, come ama definirsi lo stesso Egidio Brandoli.
Non a caso, la sala del cinema Astra di Modena, era piena di diversi suoi ex tirocinanti che, dopo aver appreso il mestiere, si sono poi messi a loro volta in proprio, creando una serie di carrozzerie specializzate in questo nobile e prezioso mestiere, il cui futuro, sembra così garantito.
Grazie Egidio, la tua passione è contagiosa e la tua preziosa e rara professionalità vivrà ancora a lungo!

 

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