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FABRIZIO FERRARI, designer, giornalista e docente universitario: una vita spesa nel nome e per la passione delle supercars italiane della “Terra dei Motori”. STORIE DI VITA VISSUTA, DI LAVORO E PASSIONE, PER UN TERRITORIO UNICO, CHE GLI HA REGALATO EMOZIONI ED ESPERIENZE IRRIPETIBILI!

From: “Fabrizio Ferrari: my memories” (original text in italian). LEGGI ANCHE LA PARTE PRECEDENTE

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Dopo il diploma al Liceo Scientifico ed il biennio di Ingegneria all’Università di Parma, nel 1986 andai militare di fanteria nella caserma di Fossano (CN): un periodo breve ma che mi era sembrato quasi come una punizione …

Ma, come spesso accade nella vita, a seguito di un brutto periodo, nell’autunno del 1986, dopo il congedo, iniziò quello che, ancora oggi considero come uno delle migliori stagioni della mia vita e soprattutto l’inizio di tutto, almeno per quanto riguarda la mia professione e soprattutto la mia passione!

Infatti, nell’autunno del 1986, dopo aver preso informazioni in un apposito ufficio di orientamento degli studi a Parma, mi recai per la prima volta in vita mia a Modena, zona centrale, vicinissimo a Piazza Grande e non lontano dall’Accademia Militare, in via Cesare Battisti, dove sin a non molto tempo fa ha avuto sede l’ISSAM di Modena.

L’impatto con la città, mio mito, simbolo di Ferrari, Maserati e tutte le migliori aziende di auto speciali che tanto amavo, fu incredibilmente entusiastico, per il sottoscritto! Per non parlare poi del corso di “Stylist Engineer” che avevo scelto e di cui avevo ben presto superato l’esame di ammissione. Si trattava di un sogno ad occhi aperti! Tutto mi sembrava possibile, da quel momento …

Ovviamente, appena ne ebbi l’occasione, non persi tempo: mi recai prima a Maranello, per vedere da vicino, dal VERO, la fabbrica dei miei sogni e poi anche a Sant’Agata Bolognese, dove sorge l’altro mio mito intramontabile: la Lamborghini!

Furono tre anni intensi, dove assorbii, non solo le fondamenta di quella che è stata la mia professione di designer, ma soprattutto dove iniziai a respirare a pieni polmoni, la “modenesità”: un concetto non semplice da spiegare ma che certo ti entra nel sangue, ovviamente se hai la giusta predisposizione!

Tre anni dove feci esperienze di ogni genere ma soprattutto, indimenticabile fu la prima visita guidata in Lamborghini: finalmente “dentro” all’azienda (non all’esterno come nel caso delle mie precedenti, solitarie visite), all’epoca eccezionalmente a diretto contatto con gli stessi operai ed operatori della linea di montaggio, nel periodo (1988) quando ancora si produceva la mitica Countach, il mio oggetto del desiderio più ambito all’epoca (insieme alle Ferrari Testarossa ed F.40)! Un’esperienza indimenticabile che, unitamente al raduno di Salsomaggiore Terme (PR), in occasione del 25° Lamborghini, credo abbia finito per rendermi definitivamente “Lamborghini-dipendente” ma soprattutto “Modena-dipendente”!

 

Fu esattamente in quell’occasione che, più o meno casualmente, venni in contatto con l’Ing. Luigi Marmiroli, all’epoca Direttore Tecnico Lamborghini, con un particolare interesse per il design ed i giovani che s’interessavano a questa professione. Ben presto riuscii così ad accordarmi per svolgere la mia tesi su un tema che, più di ogni altro mi attraeva ed affascinava irresistibilmente: il progetto di una nuova carrozzeria ed interni per quella che avrebbe dovuto essere, ipoteticamente, il modello successore della Countach! Un compito davvero affascinante ma, al tempo stesso assolutamente impegnativo. Infatti, la stessa Lamborghini vi stava lavorando da anni, a quello che, in codice interno era il progetto P.132 (dal 1984/85, circa) e che avrebbe poi generato la Diablo (1990); se per la Lamborghini era un compito non facile (decine di proposte, modelli, prototipi e modifiche, prima di arrivare alla Diablo vera e propria), figuriamoci per uno studente, armato solo di conoscenze teoriche e tanta, ma tanta passione (e praticamente zero esperienza) …

Come si suol dire, mi ero scelto un compito non facile, ma ne ero ben cosciente e la cosa mi stimolava solo a dare il meglio di me! Fortunatamente, trovai nell’allora Preside dell’ISSAM, Ing. Luigi Bonfreschi, capace tecnico ex Maserati, un tanto inaspettato, quanto efficace aiuto: mi prese praticamente “in carico”, al di fuori del normale orario delle lezioni e, di fatto, mi “regalò” la sua personale consulenza, sia in materia di creazione del piano di forma in scala che, all’epoca (1989) si realizzava ancora rigorosamente attraverso disegni manuali (solo le parti meccaniche, all’epoca iniziavano ad essere disegnate al CAD, mentre la carrozzeria e gli interni arrivarono ad essere realizzati al CAD, solo verso la metà degli anni ’90). Ricordo ancora vivamente, le tante visite nello studio privato dell’Ing. Bonfreschi, in via Giardini a Modena, addirittura nel periodo delle festività di agosto! Un’esperienza davvero probante che, oltre a permettermi di creare tutte le viste (proiezioni ortogonali) in scala, con tutte le relative sezioni (piano di forma), sulla base del layout + telaio della Lamborghini Countach (gentilmente fornitomi dalla Lamborghini, per l’occasione), mi spinse persino alla pazza idea di costruire un modello in scala (1:5), realizzato in poliuretano espanso (acquistando alcuni blocchi di scarto dalla ditta Corradini, sulla Carpigiana) poi stuccato e verniciato, il tutto realizzato sempre rigorosamente a mano, ad eccezione delle ruote, tornite in teflon! Una vera e propria “follia” che, all’esame di tesi, mi permise di fare un figurone (nessuno degli altri studenti aveva pensato ad una simile realizzazione); ma soprattutto, in seguito mi permise di fare un’ottima presentazione anche in Lamborghini, alla presenza dell’Ing. Marmiroli, il quale fu tanto sorpreso quanto stupefatto da lasciarsi sfuggire un piccolo/grande segreto (all’epoca): il nome del vero successore della Countach! Infatti, osservando le proiezioni, i figurini a colori (anche quelli rigorosamente a mano: i render dal 3D erano ancora merce rara, all’epoca …), ma soprattutto lo spaccato (dove si notano il layout e il telaio Countach, assolutamente “integri” e “rispettati” in ogni parte e/o componente) ed infine il modello fisico in scala, l’Ing. Marmiroli, alla fine se ne uscì con questa frase: “davvero non male; se già non avessimo praticamente pronta la Diablo (il nome era ancora segreto, nessuno, al di fuori dei dirigenti dell’azienda, lo doveva conoscere …), si potrebbe anche prenderla in considerazione come proposta alternativa!” Il massimo dei complimenti possibili, per il sottoscritto! Sicuramente il miglior giudizio finale del mio esame di tesi! (Continua)

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