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FABRIZIO FERRARI, designer, giornalista e docente universitario: una vita spesa nel nome e per la passione delle supercars italiane della “Terra dei Motori”. STORIE DI VITA VISSUTA, DI LAVORO E PASSIONE, PER UN TERRITORIO UNICO, CHE GLI HA REGALATO EMOZIONI ED ESPERIENZE IRRIPETIBILI!

From: “Fabrizio Ferrari: my memories” (original text in italian). LEGGI ANCHE LA PARTE PRECEDENTE

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Ma le mie visite alla Ferrari Engineering (1990-91) non furono infine del tutto vane e prive di senso. A parte che ebbi, tra l’altro l’occasione di visitare per la prima volta la catena di montaggio artigianale delle carrozzerie Ferrari, all’interno della Scaglietti – un’emozione incredibile, anche se toccai subito con mano, per la prima volta, la severità dei controlli e delle procedure per proteggere il segreto industriale, che già all’epoca la Ferrari adottava (al contrario, ad esempio, della Lamborghini dove, da studente ISSAM, ebbi pure l’occasione di fotografare da subito la linea di montaggio – foto che oggi sono preziosi reperti storici …), ma soprattutto perché Campoli fu con me prodigo di consigli e suggerimenti di ogni genere.

Tra questi consigli, quello di andare a presentarmi in un anonimo capannone nella vicina Via Bazzini (sempre in zona Modena Est), suggerendomi di chiedere di un certo Claudio Zampolli! Io all’epoca ancora non lo sapevo, ma Claudio Zampolli era il titolare e fondatore della CIZETA AUTOMOBILI, già Cizeta Moroder: una specie di Horacio Pagani dell’epoca. Anzi, di più, perché se Horacio Pagani costruisce hypercars esclusive quasi su misura, ma utilizzando motori forniti dalla AMG-Mercedes, la CIZETA AUTOMOBILI, piccolo costruttore che solo pochi anni prima (1987) aveva presentato il suo primo prototipo della Cizeta V16T, non si accontentava di questo e, oltre alla vettura completa (scocca + telaio), realizzava da sé anche il motore! Tra l’altro un inedito 16 cilindri che, all’epoca si diceva fosse la somma di due V8!

Mi presentai, ricevuto alla porta dopo aver suonato un normale campanello (?!), ormai nella mia doppia veste di designer ma anche di … giornalista e, dopo un primo colloquio con il responsabile commerciale, il Sig. Montagnani, riuscii persino a fissare un vero e proprio appuntamento con il Sig. Claudio Zampolli in persona! (Una cosa nemmeno da credere, oggi …)

In realtà il primo colloquio con Zampolli fu abbastanza inconcludente, in quanto era chiaro che era più interessato ad una eventuale pubblicità, attraverso articoli giornalistici pubblicati, che non al mio contributo di designer, in quanto l’auto era già stata deliberata (design di Marcello Gandini) ed ora doveva solo iniziare la vera produzione. Ma, allo stesso tempo, Zampolli era disponibile e abbastanza gentile e forse anche un po’ incuriosito dalle mie proposte (di design). Tant’è che iniziai a frequentare con una certa regolarità anche questa azienda, ai miei occhi molto interessante, perché all’epoca proponeva la “supercar delle supercar” (una specie di hypercar ante litteram): oltre la Lamborghini Diablo (da poco presentata), oltre qualsiasi Ferrari e, in virtù del suo incredibile 16 cilindri, oltre persino alla nuova Bugatti EB110! (Almeno per quanto riguarda il frazionamento del motore).

Tra l’altro, Zampolli mi presentò subito anche ai suoi stretti collaboratori e dipendenti: tra cui ricordo il celebre battilastra Giancarlo Guerra ed il tecnico Remo, i quali mi mostrarono la vettura in costruzione in ogni minimo dettaglio, sia della scocca che delle singole parti meccaniche dell’incredibile 16 cilindri (alla faccia del … “segreto industriale” … davvero altri tempi …)

Zampolli mi accompagnò poi in un’altra sede dell’azienda, che altro non era se non uno speciale reparto della Marchesi & C. (azienda che ebbi poi modo di conoscere molto meglio, appena dopo e che frequento ancora oggi), dove venivano allestiti i telai tubolari, direi quasi in stile Lamborghini Countach!

Fu una piacevolissima esperienza per il sottoscritto e soprattutto un qualcosa che si rivelerà poi assolutamente irripetibile! (Continua)

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