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FABRIZIO FERRARI, designer, giornalista e docente universitario: una vita spesa nel nome e per la passione delle supercars italiane della “Terra dei Motori”. STORIE DI VITA VISSUTA, DI LAVORO E PASSIONE, PER UN TERRITORIO UNICO, CHE GLI HA REGALATO EMOZIONI ED ESPERIENZE IRRIPETIBILI!

From: “Fabrizio Ferrari: my memories” (original text in italian). LEGGI ANCHE LA PARTE PRECEDENTE

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Dopo l’incredibile e felice esperienza della Diablo SV-R, la situazione si fece ben presto ancora più difficile e nebulosa in Lamborghini, con l’arrivo del nuovo A.D. Vittorio Di Capua, il quale alla fine di uno dei periodi più sofferti della storia Lamborghini, ebbe la fortuna di riuscire poi a traghettare l’ormai stremata azienda di Sant’Agata Bolognese nelle mani dell’Audi.

In quel periodo, molto intenso e difficile, i progetti si susseguirono ininterrottamente, ma tutti rimasero senza un seguito, tranne uno, che prevedeva il motore V8 Audi ed una collaborazione con l’azienda tedesca.
Ma andiamo con ordine: subito dopo la SV-R (direi quasi in contemporanea), vi fu lo sviluppo di un’ipotetica Diablo GT1, destinata all’omonimo campionato, all’epoca già gestito dallo stesso Ratel con altri soci (prima BPR e poi FIA GT). Anche in questo caso, il sottoscritto non mancò di far avere all’Ing. Marmiroli la propria proposta, sull’onda della Diablo SV-R; ma la vettura, in esemplare unico e con specifiche diverse, fu invece effettivamente realizzata all’esterno ed in modo quasi indipendente dalla Lamborghini, da una società francese: la SAT.

L’esperienza ebbe in ogni caso breve durata e la vettura non partecipò mai ufficialmente al campionato FIA GT: fu ben presto acquistata da un appassionato cliente, che la fece poi gareggiare in campionati minori locali.
Contemporaneamente, considerato che la “Canto” di Zagato era nel frattempo divenuta una realtà, con alcuni prototipi marcianti (3?) e soprattutto che l’investimento era comunque già stato fatto, almeno si poteva tentare di far un’operazione di “restyle” per renderla migliore (l’originale proprio non convinceva l’Ing. Marmiroli e non solo, anche il sottoscritto …)
Così affrontai, quasi per divertimento, anche questa nuova “sfida”, chiaramente “virtuale” (già ci s’immaginava che non ci sarebbe stata la possibilità di svilupparne alcuna …)

Nel frattempo l’Ing. Marmiroli era uscito dall’azienda, rinunciando così all’incarico di Direttore Tecnico, causa divergenze di vedute con l’AD Di Capua ed anche per seguire esternamente un contratto di consulenza della stessa Lamborghini, con la giapponese Gigliato Design, per il progetto di una nuova GT, con caratteristiche e forniture comuni alla nuova “piccola” Lamborghini. Il sottoscritto, da libero professionista, continuò così la collaborazione con l’Ing. Marmiroli che, per l’occasione aveva stabilito il suo ufficio all’interno dello stabilimento della Lamborghini Engineering a Modena (lo stesso complesso dove l’Ing. Mauro Forghieri, pochi anni prima aveva progettato, costruito e sviluppato i motori V12 e le monoposto Lambo di Formula 1). Studiai così varie proposte di stile per la nuova Gigliato ma, purtroppo, anche questo progetto alla fine non giunse mai alla produzione e l’iniziativa si concluse ben presto con un nulla di fatto.

Nello stesso periodo, il Direttore Generale Lamborghini dell’epoca, l’Ing. Giorgio Venturelli, mi affidò invece un incarico insolito che, inizialmente, non avrei nemmeno voluto accettare, perché apparentemente al di fuori delle mie normali competenze professionali: la realizzazione di una trasparenza (spaccato) su diversi piani, del gruppo motore-cambio V12 marino per le gare Off Shore. Anche quella fu un’esperienza importante, per un “carrozziere” come il sottoscritto, il motore era un qualcosa di affascinante, ma al tempo stesso misterioso; fortunatamente, la fiducia dell’Ing. Venturelli nel sottoscritto, non andò mal riposta: dopo un intero mese di intenso lavoro (agosto 1997), la tavola, realizzata a colori interamente a mano, era pronta; soprattutto grazie all’aiuto ed ai consigli preziosi dell’allora responsabile del reparto motori marini, l’amico Stefano Cappa!

Soprattutto l’esperienza, ancora una volta non si rivelò totalmente infruttuosa: perché subito dopo l’Ing. Venturelli decise di affidarmi anche l’incarico di rivedere il progetto del nuovo LM003, che la proprietà indonesiana vedeva di buon occhio e di cui lo stesso Zagato aveva già realizzato una maquette in scala reale: il “Borneo”.
Realizzai così una serie di bozzetti e di tavole a colori, con l’intenzione di sfruttare nel modo migliore il layout LM002 originale: la proposta risultò abbastanza convincente e soprattutto compatibile con gli investimenti (come sempre limitati) che la Lamborghini avrebbe all’epoca potuto supportare.

Il successivo allontanamento dell’ing. Venturelli dall’azienda ed un nuovo aggravamento dei bilanci Lamborghini, fecero pero velocemente spegnere ogni iniziativa anche sul progetto del nuovo LM003. (CONTINUA)

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FABRIZIO FERRARI DESIGN LAMBORGHINI