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FABRIZIO FERRARI, designer, giornalista e docente universitario: una vita spesa nel nome e per la passione delle supercars italiane della “Terra dei Motori”. STORIE DI VITA VISSUTA, DI LAVORO E PASSIONE, PER UN TERRITORIO UNICO, CHE GLI HA REGALATO EMOZIONI ED ESPERIENZE IRRIPETIBILI!

From: “Fabrizio Ferrari: my memories” (original text in italian). LEGGI ANCHE LA PARTE PRECEDENTE

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In questa situazione di confusione e di palese crisi, in De Tomaso fu nominato un nuovo Amministratore Delegato, tal Dr. Berti, il quale, a sua volta nominò Walter Ghidoni anche Direttore Generale, oltre che Direttore Tecnico, portando con se una cordata di investitori, tra cui principalmente la UAZ, per la produzione in Italia, su licenza di un noto fuoristrada 4×4 dell’azienda sovietica.

Ma, in attesa che l’accordo si trasformasse in una vera produzione industriale (situazione che poi non andò mai in porto, portando la De Tomaso di Modena al definitivo collasso e quindi alla chiusura), alla De Tomaso occorreva prima di tutto tornare a rivitalizzare la produzione della Guarà, l’unico modello rimasto effettivamente in produzione, dopo la cessione del progetto  Biguà (poi Mangusta).

Occorreva un’idea per ringiovanire e soprattutto pubblicizzare meglio la Guarà, davvero troppo di nicchia come modello ed in più ormai non più “freschissima” sul mercato.

La situazione era in tutto analoga a quella della Lamborghini Diablo quando, nel 1996, avevo avuto l’idea, insieme a Luigi Marmiroli, di ricavarne una versione racing per gare monomarca.

Proposi così la stessa cosa anche per la Guarà e ne parlai con l’amico Ghidoni, il quale mi diede via libera per provare a sviluppare una versione racing della Guarà coupè, da utilizzare per un trofeo monomarca De Tomaso che, oltre a rivitalizzare le vendite e la produzione della Guarà stessa, consentisse anche un’ottima pubblicità gratuita, oltre alla rivendita di servizi e ricambi.

Un’idea tanto semplice quanto scontata, tra l’altro anche considerando, non solo il successo del SuperTrophy Lamborghini, con le “mie” Diablo SV-R, ma anche lo stesso Ferrari Challenge che, proprio in quegli anni stava letteralmente esplodendo!

Fu così che, in poco tempo organizzai una presentazione della versione “racing” Trofeo della Guarà coupé, approntando diversi sketches e rendering, dove si evidenziavano le varie modifiche aerodinamiche, sempre volte ad evolvere senza stravolgere, soprattutto sotto il profilo dei costi, il progetto originale di Carlo Gaino della Guarà.

Ricordo che quando presentai il tutto a Walter Ghidoni, era abbastanza entusiasta dell’idea e come era stata impostata al punto che organizzò ben presto un incontro con l’Amministratore delegato Dr. Berti, per discutere anche di un contratto con il sottoscritto.

Il Dr. Berti non era ovviamente un tecnico, ma aveva capito il valore commerciale e di marketing dell’iniziativa e l’approvava senza ombra di dubbio, confidando nel giudizio positivo di Ghidoni, per quanto riguarda la parte tecnica.

Purtroppo, a contratto ormai pronto, quando addirittura già si stava pensando pure ad un coinvolgimento dello stesso Ing. Luigi Marmiroli, all’epoca appena uscito dalla Lamborghini, alla fine non se ne fece nulla ed il motivo fu ben presto chiaro: l’azienda ormai non aveva più ne il credito e nemmeno la forza lavoro per poter completare un programma del genere.

Per il sottoscritto fu l’ennesima illusione presto trasformatasi in delusione, ma ancora non era finita e, come dice un vecchio detto, “finché c’è vita c’è speranza”. (CONTINUA)

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FABRIZIO FERRARI CAR DESIGNER