Skip to main content

Come preannunicato, iniziamo con la prima puntata della nuova rubrica “History of Car Design”, curata dal nostro Direttore Editoriale, Prof. Fabrizio Ferrari, car designer, giornalista e docente universitario (a Ingegneria del Veicolo a Modena – vedi).

Passiamo dunque direttamente la parola al Prof. Ferrari.

“Vorrei iniziare questa serie di articoli dedicati alla storia del car design, con uno dei miei più vividi ricordi, una delle prime volte in cui mi misi direttamente in gioco, verso la metá degli anni 80, ma solo per mettermi alla prova e sfogare cosí tutta la mia grande passione ed attenzione per il car design in generale.

In quel periodo, giovanissimo, ero ancora uno studente di Ingegneria Meccanica all’Universitá di Parma, ma giá stavo meditando il passaggio all’Istituto Superiore di Scienza dell’Automobile di Modena (ISSAM), dove in seguito avrei infatti conseguito la mia specializzazione come “Stylist Engineer” (1989).

Prima di tutto devo dirte che, da grande appassionato di auto ed in particolare, sempre più affascinato dall’aspetto del design, ma attenzione, non solo lo STILE delle auto, bensi il DESIGN, inteso come STILE+ENGINEERING, vale a dire la concezione dello stile subordinata ad un’idea che può (e deve) essere ingegnerizzata; oppure anche lo stile, come idee per la carrozzeria, ma impostata però sempre sulla base di un layout meccanico esistente, o comunque di una impostazione di base dei vari componenti della vettura, tale per cui il progetto possa cosí divenire una vera auto e non solo un concept di stile, magari irrealizzabile, oppure non omologabile, o anche davvero troppo costoso per essere prodotto in serie (nel caso delle auto prodotte in grande serie).

Questo mio approccio piuttosto “realistico” al car design, mi ha sempre permesso, nel corso di tanti anni di attivitá varia, di poter mettere a frutto le mie idee in modo concreto: che fosse una semplice modifica o restyling di un’auto giá esistente, oppure un prototipo realizzato artigianalmente, sino alla docenza agli studenti di Ingegneria del Veicolo, con i quali ho avuto il piacere di condividere la mia esperienza diretta, mostrando loro come sia sempre possibile realizzare le proprie idee in un contesto reale e non fantastico.

E questo non significa affatto rinunciare a sognare e quindi all’innovazione, quanto piuttosto – almeno io l’ho sempre concepito in questo modo – una vera e propria sfida ed un enorme stimolo, a non rinunciare alla propria creativitá ed intuizioni, ma metterli al servizio delle inevitabili regole che occorre seguire nella progettazione di una nuova auto, legate soprattutto alle varie regolamentazioni da rispettare, alle tecnologie di costruzione disponibili e, non ultimo, agli stessi costi e metodi di produzione”.

IL MINIVAN/SEDAN SPORTIVO (1986)

“Detto questo, posso passare subito alla presentazione di questo mio primo modello in scala di auto, realizzato artigianalmente, con mezzi di fortuna e soprattutto, senza ancora aver avuto esperienze dirette nel mondo del car design e quindi senza la piena contezzza di ciò di cui sopra, cioé cosa realmente comporta la progettazione di un’auto reale, da produrre.

Ecco dunque che, in questo caso, fu naturale lasciarsi un pò andare al sogno, alla pura immaginazione, senza correttamente tener in conto, ne delle regolamentazioni di omologazione (che ancora non conoscevo) e tanto meno dei costi di una eventuale produzione.

Ma non per questo immaginai un’auto del tutto scollegata dalla realtá, anzi, devo dire che giá all’epoca mi interessavo di questioni pratiche, come l’abitabilitá, la visibilitá ed una generale corretta disposizione degli organi meccanici e delle varie componenti dell’auto.

Tutto ciò l’avevo acquisito dal mio retroterra di carrozziere “fai da te”, nel garage di casa, dove avevo giá avuto la possibilitá (all’epoca ancora si poteva), di restaurare alcune mie auto storiche, acquistate a prezzi da demolizione e poi riportate quasi al nuovo.

Chiaramente, queste esperienze mi avevano permesso di acquisire “sul campo”, una diretta conoscenza di quali fossero le principali componenti di un’auto, in particolare per quanto riguarda la struttira e la carrozzeria. Esperienza davvero preziosa, che consiglio a tutti i giovani che vogliono intraprendere la carriera di car designer (ovviamente lavorando per un certo periodo, come stagisti o apprendisti, presso una carrozzeria che si dedica al restauro, principalmente)”.

GLI ANNI 80: un periodo ancora piuttosto fecondo per il design e l’innovazione in generale.

“In quell’epoca, l’Italia stava puntando direttamente a quello che poi, oggi sappiamo essere stato il suo apice, a livello sia economico che industriale, oltre che di benessere generale. Si percepiva ancora chiaramente la spinta verso il futuro, che giá aveva caratterizzato il periodo precedente, dalla fine degli anni 60 e buona parte anche del decennio successivo, gli anni 70, ma soprattutto l’ottimismo nei riguardi di un futuro che appariva ai più roseo e denso di cambiamenti positivi. Tutti questi elementi erano nell’aria e stimolavano a mille la creativitá; immaginate poi nel caso di un appassionato, con le auto nel sangue sin dall’infanzia, come il sottoscritto!

Quel secondo scorcio degli anni 80, lasciati ormai alle spalle gli “anni di piombo”, purtroppo caratterizzati dal terrorismo diffuso e attentati terribili, era invece caratterizzato, non solo da un grande ottimismo in generale per il futiuro, ma anche da un certo “edonismo” ormai imperante, vale a dire la voglia di stupire e mettersi in mostra, oltre ovviamente che di migliorare continuamente.

Una spinta positiva, insomma, che non stava generando solo supercar sensazionali e quasi “insolenti”, per certi versi, ma anche la ricerca di nuove tipologie di veicoli, mai sperimentate prima, almeno nel continente europeo”.

LO STIMOLO: LA PRIMA “ESPACE” DELLA RENAULT (1984 – vedi)

Renault Espace (1984)

Minivan/Sedan concept (1986)

“Ovviamente, per un car designer “in fieri” come il sottoscritto, questi erano gli stimoli cui ero più attento ed interessato.

Ecco dunque che, l’introduzione della tipologia “monovolume” o “minivan” tutto spazio, da parte della francesce Renault, con il primo “Espace”, fu uno stimolo quasi irresistibile per studiare una variante più sportiva ed elegante  e quindi molto più “italiana”, ma pur sempre spaziosa, comoda e razionale.

Ma in questo caso non mi accontentai di realizzare dei semplici figurini (come si definivano all’epoca gli sketches) a matita o a colori, vale a dire i “render” dell’epoca, realizzati manualmente su carta, rappresentando l’auto immaginata in prospettiva o anche in proiezione”.

IL MODELLO IN SCALA ARTIGIANALE

In questo caso, volendo “toccare con mano” la mia idea, su tre volumi fisici, decisi di realizzare anche un modello in scala della mia idea.

Ma all’epoca, oltre a non possedere i materiali e gli strumenti adatti, per realizzare un vero modello di stile (o mockup), non conoscevo nemmeno la tecnica per la loro costruzione.

Ecco dunque che, sempre memore delle mie esperienze di “restauratore” (all’epoca anche il restauro non era cosí popolare come al giorno d’oggi, ma ancora raro ed elitario, non compreso dai più), concepii la creazione di un modello, totalmente artigianale, fatto assolutamente a mano, con materiali poveri ed attrezzi semplici, all’interno dello stesso garage di casa dove realizzavo i miei “restauri”.

Ne venne un modello davvero molto grezzo ed impreciso ma che, a modo suo, rendeva giá una certa idea del concetto che volevo esprimere.

Ecco dunque che, realizzai un fondo vettura, una base in legno, cui fissai i due assali, anteriore e posteriore, costituiti da due semplici tondini di ferro, cui fissai le 4 ruote, anch’esse in legno e fissate con dei semplici dadini, avvitati sulle filettature realizzate alle due estremitâ dei tondini di ferro (gli assali) e quindi ricoperte al centro con dei copricerchi aerodinamici (molto in voga all’epoca), realizzati con carta plastificata, colorata e autoadesiva.

Su questa base, ho poi modellato l’intera carrozzeria, realizzata in semplicissima lamiera, tagliata con cesoie e modellata con il martello; dopo aver realizzato le varie parti, le ho saldate tra di loro tramite semplice stagnatura (sul lato interno, non visibile).

Successivamente, prima di fissare la carrozzeria in lamiera finita: stuccata, carteggiata e verniciata (come un’auto reale) alla base (fondo) in legno, modellai sullo stesso gli interni in das (un materiale all’epoca comune tra i giochi compositivi per ragazzi): plancia, sedili, tunnel centrale, cappelliera posteriore, poi particolari come volante, leva del cambio, ecc, ancora in legno; il tutto poi verniciato a sua volta.

A completare il tutto la struttura del padiglione, composto dal tetto, trasparente (quasi un tabù all’epoca), parabrezza, lunotto e finestrini laterali; il tutto modellato con una serie di plexiglass trasparenti, modellati a caldo (tramite un semplce asciugacapelli) e quindi incollati tra loro, nella zona dei montanti, costituiti sempre da carta plastificata autoadesiva (applicata esternamente anche per coprire le zone di giunzione).

Il tocco finale con l’applicazione dei vari particolari della carrozzeria, come i fari, i gruppi ottici posteriori, le griglie, ecc. sempre con carta plastificata colorata (di vari colori) autoadesiva.

Il risultato finale é tanto grezzo e “povero” quanto sorprendente per la sua evidente rappresentativitá; pur rendendomi io stesso conto (giá all’epoca) dell’assurditá di una simile costruzione (soprattutto se vista con gli occhi di oggi, disponendo di cosí tante tecnologie, per ottenere un risultato immensamente migliore e con grande facilitá).

Ma in questo caso, devo anche ricordare che la mia passione per i modelli in scala autocostruiti, in scatola di montaggio, che sin da teenager avevo sempre coltivato, fu certo anch’essa di aiuto ed ispirazione”.

I FIGURINI A COLORI ED I RENDERING

“Naturalmente tutto lo studio lo condussi in modo sempre molto intuitivo, senza un vero layout di base, ma comunque con l’idea generale di un motore anteriore ed una serie di componenti abbastanza standart, in linea con la stessa Espace della Renault.

Non a caso, il concetto di base, pur sempre lo stesso, lo declinai sin da allora in diversi modi: con un tetto più alto e padiglione molto più voluminoso nel modello in scala, mentre nei figurini (sketches) dell’epoca, il tetto era più basso e la conformazione generale più simile ad una BERLINA di lusso o station wagon (sedan), che non a un MINIVAN. Ma su tutto dominava il concetto di MONOVOLUME INNOVATIVO ED AERODINAMICO”.

“La mia attenzione, oltre che sullo STILE, si concentrava in particolare sugli aspetti legati all’AERODINAMICA, alla VISIBILITÁ e all’ABITABILITÂ in generale, come dimostrano le grandi superfici vetrate che, di fatto, rendono gli stessi interni e la vita a bordo molto più “ariosi”. Una costruzione caratterizzata da volumi generosi, ma ben proporzionati ed in generale piuttosto raccordati che, oltre a favorire lo spazio reale a bordo (mentre le estese superfici trasparenti donano solo l’effetto di maggior spaziositá, oltre a migliorare concretamente la visibilitá), questi volumi sono tesi a migliorare la stessa PENETRAZIONE AERODINAMICA del veicolo.

Mentre al posteriore, si aggiunge un “vezzo” del sottoscritto: vale a dire l’accenno del terzo volume, seppur realizzato sulla superficie trasparente del lunotto, che però aggiunge quel tocco di eleganza e sportivitâ da berlina, quasi fosse uno spoiler, più che in vero cofano posteriore.

Al netto delle indubbie ingenuitá dell’intero progetto, resta a tutt’oggi uno dei miei più vividi e simpatici ricordi, in quanto fu in assoluto la mia “prima” da completo “autodidatta”.

E per meglio esemplificare l’idea, ho successivamente realizzato (in anni recenti) una serie di moderni render, sia sulla base delle foto del modello fisico, sia sulla base dei figurini manuali dell’epoca. Una serie di render che vi propondo in questa sede (sotto), in attesa della prossima puntata, sempre negli anni 80, ma con il mio primo modello “semi-professionale”, in questo caso della mia prima supersportiva estrema. Rimanete collegati, alla prossima!”

Fabrizio Ferrari

VARIAZIONI SUL DESIGN E DIVERSE TIPOLOGIE DI VEICOLO

Sulla base del medesimo concetto, vi presentiamo qui una serie di modelli, più o meno sportivi, con varie contaminazioni, tra MINIVAN, STATION WAGON, SPORT SEDAN, tutti accomunati dalla stessa impostazione ed architettura MONOVOLUME, all’epoca la vera novitá.