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Continua la serie “History of Car Design”, con il secondo capitolo della parte 1, sempre dedicata agli anni 80.

In questo caso, il Prof. Fabrizio Ferrari (vedi), ci presenta uno studio di concept sportivo estremo.

IL CONCEPT ESTREMO DA SALONE “PROMETHEUS” (1988)

” Eccoci dunque al secondo capitolo dei favolosi anni 80, con uno studio di concept sportivo davvero estremo.

Procedo velocemente con le tappe fondamentali di questo importante periodo, per arrivare poi cosí presto ai successivi anni 90 e quindi ad una fase professionale, come libero professionista consulente di varie aziende, forse ancora più interessante e rappresentativa del particolare argomento.

Avremo successivamente tempo per tornare ancora ai fantastici anni 80, con studi e design minori, che per il momento restano ancora nel cassetto dei ricordi.

In questo caso mi voglio invece soffermare su quella per me é stata un’altra pietra miliare del mio percorso di apprendimento ed avvicinamento al mondo del car design”.

“Si tratta del primo studio completo, con FIGURINI A COLORI (sketches), PIANO DI FORMA completo (proiezioni ortogonali + le principali sezioni del corpo vettura) e MODELLO IN SCALA.

Anche in questo caso si tratta, non solo di disegni tutti rigorosamente manuali, sia i FIGURINI A COLORI, sia il PIANO DI FORMA in scala 1:5, ma anche del primo MODELLO, sempre realizzato manualmente, ma questa volta in modo ben più professionale”.

“Infatti, era giá il periodo del mio corso di studi a Modena, all’Istituto Superiore di Scienza dell’Automobile (ISSAM) e quindi stavo giá acquisendo, non solo tutte le nozioni per la corretta realizzazione del PIANO DI FORMA, ma anche gli strumenti ed i materiali per realizzare un vero MODELLO DI STILE IN SCALA o MOCKUP.

Giá, perché in questo caso, il MODELLO IN SCALA O MOCKUP, lo realizzai sempre a mano, ma prima di tutto sulla base del PIANO DI FORMA, con misure e sezioni ben precise e, soprattutto, con uno dei materiali che all’epoca andava per la maggiore, all’interno dei veri Centri Stile: il POLIURETANO ESPANSO.

Ricordo che mi recai all’azienda Corradini, sulla Carpigiana di Modena, per chiedere alcuni blocchi di scarto di tale materiale.

Infatti, in questo caso il modello é realizzato in un blocco unico di materiale, il poliuretano espanso, appunto, che ha la caratteristica di essere piuttosto lavorabile, con lima e raschietto e soprattutto, offre comunque la necessaria stabilitá per essere poi stuccato e verniciato, in modo da ottenere un prodotto finale piuttosto rappresentativo di quella che deve apparire come una vera carrozzeria.

Quindi partendo da un blocco pieno, un parallelepido tagliato sulla base delle misure principali, lunghezza, larghezza e altezza dell’auto che si vuole rappreswentare (ovviamente in scala), si procede poi per progressiva asportazione del materiale, sino a raggiungere le forme e le sezioni del PIANO DI FORMA di riferimento.

Infine, una volta rifinito superficialmente con stuccatura e verniciatura delle varie parti in contrasto di colori: carrozzeria, parti vetrate, gruppi ottici, particolari, ecc. ho fissato ancora una volta i due assali (in misura, sempre secondo le proiezioni ortogonali) al blocco carrozzeria a cui fissare le ruote, sempre in legno.

Alla fine, ottenni cosí un risultato dall’aspetto maggiormente “professionale”, anche se, chiramente, mancava la visione degli interni, e delle superfici trasparenti (rappresentate solo con vernice nera neutra), trattandosi di un unico blocco pieno di materiale.

Ma certo la precisione era a questo punto molto maggiore, in quanto la rispondenza ai designi originali (PIANO DI FORMA) era ovviamente ben più verificata”.

LE RAGIONI DEL NOME “PROMETHEUS”

“Ma perché denominarla “Prometheus”? Prometheus é il personaggio della mitologia greca che portò il fuoco agli uomini e, in questo caso, “Prometheus” per il sottoscritto, in quella fase, fu il primo vero studio “semi-professionale” (non più da autodidatta), che mi portava ad entrare nel vero mondo del car design, accendendo cosí il mio fuoco della passione per sempre!.

In ogni caso, lo studio prendeva in esame quella che, ai miei occhi di allora, poteva essere una DREAM CAR DA SALONE ESTREMA (come si definivano all’epoca le CONCEPT).

Quindi senza alcuna preoccupazione per quelli che potevano essere i problemi legati all’OMOLOGAZIONE, alla PRODUZIONE ed ovviamente agli stessi COSTI E METODI DI PRODUZIONE.

In pratica, un veicolo FANTASTICO (nel senso di pura fantasia), volutamente ESTREMO, che voleva rappresentare solo un NUOVO LINGUAGGIO DEL DESIGN, senza per questo non essere realizzabile (in esemplare unico) e comunque, REALE (nel senso di potenzialmente funzionante e marciante su strada).

Del resto all’apoca ero ancora uno studente e, pur essendo ormai in fase di piena acquisizione di concetti fondametnali, come la REALIZZAZIONE DEL PIANO DI FORMA e i MODELLI DI STILE IN SCALA (O MOCKUP) PROFESSIONALI, ancora dovevo assimilare i FONDAMENTALI CONCETTI E REGOLE DI OMOLOGAZIONE DEI VEICOLI STRADALI, oltre a tutto ciò che comporta la reale PRODUZIONE di un veicolo.

Mentre al momento, per me era ancora prevalente l’esigenza di dare pieno sfogo ad idee e concetti innovativi e questa fu una delle occasioni per mettermi nuovamente alla prova”.

I RENDERING DAI FIGURINI (AKETCHES)

” Quindi immaginai una forma tipo monovolume basso, molto affilata e cuneiforme, con una linea unica che andava da un musetto schiacciato rasoterra, tipo auto da competizione (e che non avrebbe mai potuto superare la prova di crash e quindi l’omologazione stradale), sino ad un posteriore molto alto e tronco, culminante con uno spoler con funzione deportante.

La tipologia di veicolo é la classica supercar a motore plurifrazionato (un 12 cilindri) centrale, con due posti secchi; sp[ortivitá estrema e nussun compromesso.

Del resto, gli anni 80 erano gli anni dell’edonismo imperante, come giá ricordato ed i miei riferimenti, nonché grandi passioni dell’epoca erano rappresentati da uto come la Ferrari Testarossa (1984 – vedi) o la Lamborghini Countach LP500 Quattrovalvole (1985 – vedi).

Dunque una LINEA ED UN DESIGN ESTREMI, votati principalmente alla pura PENETRAZIONE AERODINAMICA e soluzioni altrettanto estreme e soprattutto spettacolari.

In pratica il volume generale é un CUNEO quasi perfetto, ingentilito solo da una LINEA DI CINTURA AD ONDA, sempre risalente decisamente verso il posteriore, decisamente alto e massiccio (rispetto all’altezza totale dell’auto); cuneo sormontato da una CUPOLA TRASPARENTE, dove le superfici vetrate, ancora una volta, comprendono il parabrezza, i finestrini laterali, il tetto e la copertura posteriore del vano motore; il tutto appena spezzato da un ROLLBAR a vista, nella zona del parafiamma (la divisione tra abitacolo e vano motore posteriore).

Questa soluzione, certamente estrema (soprattutto per l’epoca) e spettacolare, é anche alla base dell’idea della particolare apertura: essendo l’auto davvero molto bassa da terra (meno di 1 metro), occorre poterci entrare soprattutto dall’alto ed ecco quindi che, tutto il padiglione trasparente (oarabrezza, tetto e finetrini laterali, in un unica parte), si solleva in avanti, incernierato alla base del parabrezza (curvano) e quindi, per poi poter accedere agevolmente all’abitacolo, é anche possibile aprire la parte bassa della fiancata, attraverso porte tradizionali (separate dai finestrini laterali), come si vede dai figurini a colori e dai render.

Una soluzione certo non omologabile (pensate solo alla prova di ribaltamento, ma certo spettacolare per una DREAM CAR O CONCEPT DA SALONE”.

RENDER MODELLO IN SCALA:

“Ecco dunque che, con un DESIGN  e VOLUMI relativamente semplici ed essenziali, ma con soluzioni certo “fuori norma”, ancora una volta mi ero divertito ad esprimere la mia particolare visione del mondo automotive, introducendo sin da allora quella che poi sará una mia costante attenzione, per tutta la carriera: quella delle APERTURE e dei movimenti particolari delle PARTI MOBILI DELLA CARROZZERIA: un “vezzo” che mi ha poi portato, in anni molto più recenti, a registrare una serie di BREVETTI INTERNAZIONALI (vedi).

Ma questo aspetto avremo modo di esaminarlo a tempo debito.

Vi aspetto, se volete, per il terzo capitolo degli anni 80: cioé l’eperienza che ci introdurrá poi agli anni 90 ed alla mia prima fase professionale di Car Designer “free lance”, come si definiva allora, con vari “dietro le quinte” di importanti progetti (dove esaminerò anche il lavoro de miei “concorrenti”, ben più conosciuti del sottoscritto).

Alla prossima!

Fabrizio Ferrari

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ECCO I LINK DEGLI ARTICOLI PUBBLICATI:

History of Car Design: una nuova inedita rubrica a cura del Prof. Fabrizio Ferrari

History of Car Design – Parte 1: gli anni 80 – Cap.01: Studio di Minivan/Sedan concept