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MITICI BATTILASTRA MODENESI – Da Piero Drogo a Walter e Giacomo Giusti

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Di Fabrizio Ferrari

La storica SPorts Cars di Modena, in pratica nacque dalla fusione di alcune precdenti società. In primo luogo, quella di Lino Marchesini, proveniente dalla Carrozzeria Scaglietti e messosi in società con Piero Drogo, un ex pilota argentino, ma di origini italiane e ormai stabilitosi da tempo in Italia. Mentre subito dopo, si aggiunsero anche Mario Allegretti, proveniente dalla Maserati, ma che già si era anch’esso messo in proprio con Gentilini ed infine Otello Benedetti, che invece aveva, sino a quel momento operato alla Ferrari.

In questo modo prese l’avvio la Carrozzeria Sports Cars, il cui anno esatto di fondazione risale al 1961 (come ci ha ricordato il primo dei soci fondatori, Lino Marchesini). La prima storica sede della Sports Cars fu in via Jacopo Barozzi a Modena.

La Sports Cars, poi trasferitasi in Via Emilia Ovest, prorpio di fronte all’Aerautodromo di Modena, è divenuta famosa soprattutto per i tanti prototipi che venivano realizzati in quegli anni. Esemplari unici per clienti famosi, come ad esempio l’ingegnere livornese Giotto Bizzarrini, e soprattutto per vari piloti e gentlemens drivers dell’epoca, come ad esempio David Piper.

Dai ricordi di Marchesini, abbiamo appreso che allora si lavorava veramente tanto, praticamente giorno e notte, soprattutto su vecchi telai (e relative meccaniche) di Ferrari incidentate a cui, con il permesso della stessa Ferrari (impensabile oggi), alla Sports Cars rifacevano completamente la carrozzeria, secondo i gusti dei clienti.

Ma non solo: si può dire che operavano su qualsiasi tipo di auto, purchè sportiva o da corsa. ISO, Bizzarrini, Stanguellini, ASA, Maserati, AMS, comprese le Ferrari!

A volte, anche se piuttosto raramente, accadeva persino che alcuni clienti chiedessero delle modifiche, che poi effettivamente, venivano poi adottate anche dalla stessa Ferrari per le auto di produzione.

Piero Drogo si occupava soprattutto dei clienti e di quelle che oggi definiamo pubbliche relazioni. Mentre Otello Benedetti era in pratica l’addetto a Maranello, dove si realizzavano le Sport e le monoposto della Casa del Cavallino. Poi Lino Marchesini si occupava soprattutto dell’approvigionamento delle parti ed era quindi anche il responsabile di ogni nuova costruzione. Infine Mario Allegretti faceva da capo officina, soprattutto per le riparazioni, ed era anche lo specialista nella realizzazione dei “filon”, ovvero i manichini in fili di ferro per la battitura delle lamiere.

Era comunque il periodo d’oro dei mitici battilastra modenesi: all’epoca le carrozzerie venivano costruite in modo del tutto artigianale, completamente a mano, senza l’ausilio di disegni di alcun tipo, ma soprattutto sempre realizzando manualmente prima il “filon” o “manichein”. Il “Filon”, praticamente era un’intelaiatura costituita da fili di ferro, da cui il nome, nel tipico linguaggio modenese. Detto filon veniva realizzato ed appoggiato direttamente sul telaio meccanizzato (completo di tutti i principali organi meccanici e varie componenti: motore, cambio, sterzo, sospensioni, radiatori, serbatoi, ecc.). In pratica, in questo modo, si valutavano e si studiavano, direttamente in opera, gli ingombri, le aperture (le parti mobili della carrozzeria: porte, cofani, portelli, ecc.) e tutte le varie componenti.

La cosa straordinaria era che, nel corso di questo processo, realtivamente semplice e diretto, nascesse così anche la stessa linea della carrozzeria, in corso d’opera! Infatti, prorpio sullo stesso “filon”, che fungeva in pratica da base di riferimento per i volumi e le superfici della carrozzeria, venivano battutte e soprattutto poi appoggiate, per riscontro, le diverse lamiere che andavano poi a comporre le varie parti della carrozzeria, il tutto ovviametne sempre realizzato rigorosamente a mano!

In questo modo, praticamente dal nulla e senza alcun altra attrezzatura, che non fossero qualche martello, lima, filo per saldature e poche altri umili e semplici arnesi, nascevano auto a volte anche leggendarie, come ad esempio le varie 330 P2, P3 e P4 Sport Prototipi della Ferrari, o le ISO, le Bizzarrini, ecc. Anche se in certi casi il risulato finale poteva anche essere di dubbio gusto (a causa soprattutto dei gusti di certi clienti, a dir poco stravaganti …), ogni volta era sempre la stessa costruzione a stupire, per come era stata ottenuta.

Una cosa è certa: l’ingrediente magico, oltre che essenziale, non erano certo le sofisticate attrezzature (che prorpio non eistevano, o non ci si poteva permettere all’epoca), ma soprattutto e prima di tutto una grande, grandissima ed innata passione, nonché la competenza, la creatività, lo spirito di sacrificio e la volontà, dei “magici” uomini che vi lavoravano; figli di un’epoca e di una generazione, oggi probabilmente e irripetibile!

 

Desidero ringraziare tutti gli amici artigiani, anche coloro che purtroppo nel frattempo ci hanno lasciato, tutti coloro che mi hanno permesso di rivivere questa eccezionale epoca dei battilastra modenesi, non solo con i loro racconti ma, talvolta coinvolgendomi anche direttamente, io giovane e d ancora relativamente inesperto designer (ancora negli anni 90 del secolo scorso): Lino Marchesini, Stefano Allegretti (figlio di Mario), Egidio Bonfatti, Darles Bussetti, Elis Garuti ed infine la Carrozzeria Sport Cars di Walter e Giacomo Giusti.

Per le foto, ringrazio principalmente l’Ing. Giotto Bizzarrini, il Sig. Graziano Vandini e soprattutto voglio ricordare il fondamentale contributo dell’Archivio di Peter Coltrin.